Rocchetta_VolturnoTratto di Ciclovia ricadente nel comune di Rocchetta Volturno

 

percorso

Il nostro viaggio inizia da qui: La sorgente del fiume Volturno.

Il fiume nasce in Molise, dai monti della Meta, nel comune di Rocchetta a Volturno che fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

La sorgente prende il nome di Capo Volturno situato a circa 500 mt. di quota; il corso del fiume corre per i primi 2.5 Km nel Comune di Rocchetta a Volturno per poi fare un'ampia curva, che si estende nel Comune di Castel San Vincenzo, per poi ritornare di nuovo nel Comune di Rocchetta a Volturno.

Alla sorgente di Capo Volturno le acque formano subito un vasto laghetto, dove è facile avvistare anetre ed altri pennuti lacustri; subito dopo le acque formano un sinuoso e tranquillo percorso fino a raggiungere la gola dellaq Cartiera di San Vincenzo; qui, grossi macini interrompono il tranquillo fluire delle acque creando diverse vasche naturali dove trovano riparo trote, cavedani e barbi.

Il percorso della ciclovia in questo tratto costeggia il letto del fiume fino in prossimità della Cartiera di San Vincenzo, qui si allontana leggermente dal corso per poi riavvicinarsi fino a raggiungere il confine con il Comune di Cerro a Volturno.

In questo tratto infatti, il fiume fa da confine fra i due comuni e la ciclovia lo attraversa proprio nel momento in cui si giunge nel comune di Cerro a Volturno.


 

 

scheda_comune
Il comune di Rocchetta al Volturno è situato a 540 m s.l.m. ed ha una popolazione di 1077 abitanti con una superficie di 2402 ettari.
Gli abitanti prendono il nome di: "Rocchettani" e sono dislocati su tre grandi nuclei abitativi, Rocchetta al Volturno capoluogo comunale, Rocchetta Alta e Castelnuovo.

Il comune è confinante a sud ovest con Scapoli, a sud con Colli al Volturno, a ovest con Cerro al Volturno a Nord con Castel San Vincenzo e a est con la regione Lazio.

Rocchetta al Volturno nasce nel VII secolo e prende il nome di "Bactaria"( località chiamata Vaccareccia).

Il paese con l'evento dei Saraceni fu distrutto e gli abitanti si rifugiarono a Rocchetta dell'Abbadia.
Come tutte le comunità dell'alta valle del Volturno anche Rocchetta al Volturno fa parte della storia dell'Abazia si San Vincenzo.

Fino a pochi anni fa la maggior parte degli abitanti del paese era impegnata nel settore agricolo con la coltivazione del mais , del grano , olio di oliva e altri cereali in genere. 
Sono presenti sul territorio due centrali idroelettriche e diverse aziende artigianali per la lavorazione del ferro battuto, dell'alluminio, allevamenti di polli, aziende zootecniche, ristoranti, agriturismi, alberghi e attività commerciali in genere. 

 

cosa_visitare

Santa Maria in Insula
La Cripta dell'Abate Epifanio


La chiesa di Santa Maria in Insula, secondo le confermate notizie del Chronicon Vulturnense, fu fatta edificare (o comunque interamente ristrutturare) da quell'Epifanio che fu abate di San Vincenzo tra l'824 e l'842.

Sono quindi definitivamente superate le supposizioni avanzate prima che si iniziassero gli scavi sistematici di tutta l'area monastica, quando ancora si sosteneva che il nucleo centrale di San Vincenzo fin dall'VIII secolo fosse situato nell'area dell'attuale edificio abbaziale, dall'altra parte del letto del fiume Volturno.
Questa chiesa di Epifanio, comunque, quale che fosse la sua intitolazione, era formata da un corpo rialzato, in pianta rettangolare, che si concludeva nella parte di fondo con un alto presbiterio a forma di tricora, ove era posto l'altare.

Il pavimento, di cui non rimane traccia, si sviluppava ad un livello parzialmente interrato, ed era collegato, attraverso un camminamento variamente articolato, alla zona seminterrata della contigua chiesa (che poi era l'originaria San Vincenzo) e successivamente alla zona antistante il grande refettorio.
Tale chiesa contigua, all'epoca di Epifanio, era stata demolita e trasformata in palazzo, utilizzando in parte le strutture basamentali dell'edificio preesistente ed in parte aggiungendo un serie di muri portanti trasversali.

Certamente dovette essere una parte residenziale riservata ad ospiti di riguardo ed è indubbio che la particolare vicinanza alla cripta, nonché la presenza di una serie di elementi murari che fanno pensare ad una scala di collegamento tra i piani abitativi e l'ambulacro sotterraneo, inducono a ritenere che stesse particolarmente a cuore del committente di tali articolati percorsi l'esigenza di un collegamento diretto di questo edificio con l'ambiente in cui sono posti gli affreschi.

A questo si aggiunga che l'ambulacro andava a raggiungere, con un percorso in leggera pendenza, un'area riservata specificamente agli ospiti, costituita da un giardino con peristilio e fondale in muratura arricchito da una prospettiva che riproduceva, come nelle antiche case pompeiane, quell'ambiente agreste esterno che non era materialmente visibile.


Continuando ancora, il percorso (che per la parte descritta era interamente sotterraneo) diventava luminoso quando raggiungeva la zona che anticipava il grande refettorio e attraverso la quale dovevano necessariamente e quotidianamente passare tutti i religiosi dell'abbazia.
Ovviamente, considerando al contrario l'itinerario appena descritto, ricaviamo che la cripta era raggiungibile con estrema facilità sia dagli ospiti illustri, sia dai religiosi, sia dagli ospiti occasionali dell'abbazia, attraverso un percorso inizialmente luminoso che, escludendo tutti gli edifici che si sviluppavano sopra di esso, progressivamente diventava più scuro fino a diventare praticamente buio all'interno della cripta, dove assumeva importanza sostanziale la fonte di luce costituita da una finestrella laterale, della quale torneremo a parlare.
L'ambulacro, insinuandosi tra altri edifici di cui ancora non viene effettuato lo scavo, dal refettorio raggiungeva la parte inferiore della grande chiesa di San Vincenzo Maggiore, che poteva essere cosi attraversata mediante un camminamento molto largo che sbucava dalla parte opposta, sulla facciata laterale meridionale, nell'area del grande chiostro e delle officine.

Se dunque ci riportiamo all'epoca di Epifanio troviamo nel monastero una organizzazione complessiva che, tenendo conto delle grandi trasformazioni operate da Giosuè agli inizi del IX secolo, vedeva utilizzata per gli ospiti di riguardo e per la residenza dell'abate quella parte che originariamente era occupata dal nucleo originario di San Vincenzo (e che con la realizzazione della grande chiesa di Giosuè era praticamente divenuta poco rappresentativa per le cerimonie liturgiche ufficiali).
Quale fosse la funzione della chiesa di Santa Maria in Insula, si può intuire dalla presenza di un buon numero di sepolture recentemente ritrovate immediatamente avanti alla facciata e che sono risultate utilizzate anche da personaggi estranei alla vita monastica dell'abbazia.

Attraverso l'esame archeologico non sono venuti elementi sufficienti per poter affermare che esistesse un collegamento diretto tra l'esterno dell'area sepolcrale e l'interno e neppure è ben chiaro come avvenisse il raccordo tra la parte superiore del presbiterio e quella inferiore della chiesa. Al presbiterio, notevolmente rialzato rispetto al piano dell'unica navata, probabilmente si accedeva mediante una scala rettilinea, perfettamente assiale con esso. La circostanza che la chiesa, e conseguentemente la cripta, sia l'ambiente terminale di un lungo ed articolato percorso, è sufficiente per capire che essa costituisse un punto di riferimento preciso per chiunque, qualunque fosse il motivo, risiedesse nell'abbazia e che Epifanio ne avesse voluta la realizzazione perché potesse essere frequentata da più persone, perlomeno finché egli era in vita.


cripta_epifanioIngresso CriptaLa pianta della cripta si caratterizza per essere formata da un corpo trasversale in forma rettangolare che costituisce un anomalo transetto su cui, nella zona centrale, da una parte si innesta una pronunziata cavità absidale e dall'altra una rientranza rettangolare di modestissima profondità che contiene la finestrella attraverso la quale si può osservare la parte sotterranea della chiesa esterna. Quale fosse la funzione di questa finestrella non è del tutto chiaro; infatti, comunque si ipotizzi la conformazione della navata della chiesa, essa non poteva portare luce abbondante all'ambiente sotterraneo, specialmente se si ritiene che essa si sarebbe trovata al disotto della scalinata del soprastante presbiterio.

Tuttavia, attualmente, in qualsiasi momento della giornata, sebbene siano cambiate le condizioni complessive esterne per la scomparsa dell'involucro murario della chiesa, la luce che penetra attraverso la piccola apertura, costituisce un vero e proprio asse luminoso diretto verso la parte più interna dell'abside, a colpire direttamente l'angelo che è al centro di essa e nello stesso tempo a creare una fascia radente che illumina in particolare il Cristo centrale. Quindi è chiaro che svolga una funzione importante, sebbene apparentemente secondaria rispetto alla più potente illuminazione della finestrella laterale, nell'ambito dell'architettura della luce che è elemento determinante per la comprensione del ciclo di pitture.

Potrebbe anche trattarsi di una "fenestella confessionis", pur essendo molto alto il dislivello tra il piano della cripta e quello esterno e sembrando impossibile, o comunque difficoltosa, una sua pratica utilizzazione. Intanto rimane da capire quale fosse la funzione dell'arco murato che si legge con evidenza sulla faccia esterna dell'ambiente, in corrispondenza della finestrella centrale appena descritta. La circostanza che la fascia interna non presenti segni di intonaco lascia intendere che esso non abbia mai avuto la funzione di collegamento con l'aula della chiesa. Potrebbe trattarsi di un arco dalle funzioni prevalentemente strutturali, benché intimamente collegato al setto murario, ma in questo caso la sua realizzazione sarebbe dovuta avvenire contestualmente alla muratura di tompagnamento.

Potrebbe, invece, essere più plausibile l'ipotesi che tale arco sia stato realizzato in funzione della successiva, prevista, esecuzione degli affreschi, nel senso che, essendo necessaria una buona illuminazione per eseguire la maggior parte delle pitture, si sia mantenuta una larga apertura per ottenere il massimo di luce durante i lavori e che poi quella parte sia stata murata solo al momento in cui si sarebbe dipinta la scena dell'Annunciazione e si sarebbe realizzata la scala.
L'unica fonte di luce definitiva (o comunque prevalente), sarebbe stata, come in effetti è avvenuto, un'altra finestrella, posta sul fondo del braccio lungo opposto all'ingresso, nella cui arcata superiore è raffigurata una mano distesa ed orientata verso l'interno.
Due piccole nicchie si fronteggiano sulle pareti lunghe, sempre dalla parte opposta all'entrata. Sull'impianto absidale si imposta una pseudocupola che si raccorda alla parte inferiore senza soluzione di continuità.

 


dove_alloggiare

Bed and Breakfast
Il Casale della Quercia
Via Campo - 86071
http://www.laurustour.com/web/Home/tabid/36/Default.aspx

 

elenco_comuni

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 10 Ottobre 2012 17:54)